Michelle unisce il fronte delle donne acrobate contro l’assolo Carlà

La normalità al potere è atterrata ieri in Italia e ha trovato un’intesa immediata con Clio e Isabella, le nostre first lady romane e ordinarie, contro Carlà e tutte le altre che fanno della loro superiorità anormale un segno distintivo. Michelle Obama piace alle donne perché è una che tiene il conto di quanti giorni suo marito sta fuori di casa per lavoro, e non importa che il lavoro sia quello di presidente degli Stati Uniti.
22 AGO 20
Immagine di Michelle unisce il fronte delle donne acrobate contro l’assolo Carlà
La normalità al potere è atterrata ieri in Italia e ha trovato un’intesa immediata con Clio e Isabella, le nostre first lady romane e ordinarie, contro Carlà e tutte le altre che fanno della loro superiorità anormale un segno distintivo. Michelle Obama piace alle donne (gli uomini non si sbilanciano, per lo più arricciano il naso e farfugliano frasi incomprensibili, ma si sa che questa è la più classica delle tattiche) perché è una che tiene il conto di quanti giorni suo marito sta fuori di casa per lavoro, e non importa che il lavoro sia quello di presidente degli Stati Uniti, la famiglia è la famiglia, e qualcuno alla sera deve mettersi a leggere le favole alle bimbe.
Michelle è la normalità al potere perché non azzecca un vestito che sia uno; perché lascia che le sue figlie vadano a fare il gelato, che salgano e scendano dall’Air Force One gioiose e scomposte (senza fortunatamente il trolley di Hello Kitty che dalle nostre parti è peggio di una calamità); perché traballa sui tacchi e si irrigidisce tutta, alla faccia delle lezioni di danza e portamento; perché si presenta nello speciale tv sulla Casa Bianca – un giorno con il presidente e i suoi – con il cane al guinzaglio e i pantaloni bianchi a metà polpaccio che non donano neanche alle top model; perché – orrore – mangia carboidrati (dicono che vada pazza per la carbonara).
“Espansiva, cordiale, brillante, molto allegra e alla mano”, ha detto di lei Clio Napolitano, che era emozionata prima dell’incontro ed è rimasta folgorata da tanta normale simpatia, tanto quanto sono rimasti folgorati dal presidente Obama molti giornalisti al primo incontro. Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno, non si è fatta trovare così impreparata accogliendo Michelle sulla terrazza Caffarelli e poi accompagnandola ai Musei Capitolini. Isabella la segue da sempre, la signora Obama. Le aveva anche dedicato un articolo sul Secolo d’Italia quando Obama era stato eletto. Per lei, Michelle è una che si schiera con le madri che lavorano, che si batte per la parità retributiva tra donne e uomini, che è diventata un’icona femminile, “una paladina delle ‘donne acrobate’”. E la first lady americana ha ricambiato tanto ardore intimando ad Alemanno di trattare bene sua moglie.
Dal fronte delle donne acrobate è stata conquistata persino l’anti donna normale, la columnist del New York Times Maureen Dowd, che fino a non troppo tempo fa si lamentava di quel modo inefficace di Michelle di rendere umano tutto quel che le girava intorno, soprattutto Barack. Accidenti – diceva Dowd – se tuo marito è l’uomo del sogno non dirci che lascia i calzini per casa, che si lamenta quando deve andare a buttare la spazzatura e che dice un sacco di bugie sulle sigarette che fuma: preferiamo saperlo ispirato e invincibile e presidenziale. Poi Michelle ha iniziato a mostrare le braccia – e che polemica, che discussioni su quelle braccia nude, un po’ come l’annosa diatriba su quale sia l’età dopo la quale scoprire le ginocchia è peccato – e Dowd ha ceduto di fronte ai bicipiti scolpiti e, dimentica delle tante critiche del passato, ha esortato la first lady a non coprirseli mai, che con dei bicipiti così Michelle può pure essere capace di dissertare con stile di emissioni inquinanti.
Il fronte così agguerrito delle donne acrobate è imbattibile, e infatti al primo round a soccombere è stata la signora Sarkozy, Carlà, che non ha nulla di normale, né ci tiene ad averlo. La first lady francese si è creata un’agenda alternativa rispetto alle altre, va all’Aquila da sola per visitare in santa pace la tendopoli, un ospedale e la chiesa che la Francia sta aiutando a ricostruire. I maligni in stile Guardian sostengono che sia tutta una manovra finto-sociale per non dover aver troppo a che fare con la presidenza italiana del G8, con la questione della first lady mancante e soprattutto con il presidente del Consiglio. I maligni in stile Paris Match invece sussurrano che la solitudine di Carlà sia soprattutto parigina e che il suo problema non sia l’etichetta, bensì il rapporto con il marito.
Comunque sia, con quel fare aristocratico, bellissimo, algido, impeccabile, senza tacchi (le ballerine, a dire il vero, sono state sdoganate per sempre dalla sua predecessora, l’ex signora Sarkozy Cécilia) Carlà non può andare d’accordo con Michelle, Clio e Isabella. Che avranno di certo parlato male della francese, dei suoi capricci da gran dama, di quello stile da signora d’altri tempi (Michelle non si è ancora riavuta dallo scontro dei vestiti bianchi andato in scena a Parigi durante l’ultima visita, a giugno) dando così inizio a una bella amicizia. Hanno persino rinunciato allo shopping, tanto si divertivano. Non c’è niente di più normale per le donne normali di una chiacchierata tra amiche a dire tutto il peggio possibile sulla più bella della classe.